Disability Pride Palermo
Palermo non è la prima città che viene in mente di associare all’accessibilità e alle politiche per la vita indipendente. Il sud –  del mondo, dell’Italia, di ogni luogo –  è ancora spesso rappresentato come il posto che arranca dietro un progresso inevitabilmente situato a nord di qualcosa o di qualcuno.
A Palermo, una delegazione di desiderAbili ha incontrato un’interessante smentita di queste retoriche in occasione del primo Disability Pride Italia. Siamo state invitate\i dall’associazione promotrice dell’evento – MoVIS Onlus – a costruire un momento di discussione intorno al tema della sessualità delle persone con disabilità nella cornice di un evento animato dai soggetti più svariati: donne e uomini della città, associazioni, rappresentanti istituzionali, volontari, imprenditori. Ci è subito piaciuto il titolo dell’iniziativa, perché pensiamo sia dirompente associare la disabilità all’orgoglio, piuttosto che alla sfiga, alla carità, al “nonostante la mia disabilità, sono riuscito/a a conseguire quel determinato risultato”.
Il Disability Pride è stata anche un’importante occasione per facilitare la reciproca conoscenza tra numerose realtà che, operando in campi differenti, si occupano a vario titolo di disabilità in Italia e che hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa. A questo è stata dedicata la giornata di apertura del Pride che ha offerto ai rappresentanti delle associazioni partners l’opportunità di far conoscere le eccellenze raggiunte nei loro specifici campi di applicazione.
Il programma è stato ricco e vario: conferenze, concerti, spettacoli, cineforum, una partita di hockey in carrozzina e persino una mostra fotografica. Insomma, spunti per tutti i gusti! Numerose sono state le tematiche affrontate nelle conferenze: da una panoramica sulle nuove frontiere dell’assistenza socio-sanitaria, ad un approfondimento sul mondo dell’autismo, fino ad esplorare le buone pratiche in materia di promozione della vita indipendente e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.
Un Pride organizzato in Sicilia, terra famosa per le sue meraviglie naturalistiche e storico-culturali, non poteva non inserire nel programma il panel sul turismo accessibile, uno dei nodi calienti in termini di promozione del diritto di tutti di poter viaggiare liberamente e senza i limiti imposti dalle barriere architettoniche.
Noi di desiderAbili, in accordo con le temperature atmosferiche, abbiamo fatto del nostro meglio per mantenere “hot” anche il “clima intellettuale”, proponendo un incontro intitolato “Disabilità e Sessualità? Si, grazie! – Verso nuovi modi di considerare i corpi e le pratiche erotico-sessuali”. Un appuntamento tutto al femminile grazie ai contributi di Elisa A.G. Arfini, sociologa, che ha inquadrato il tema a livello teorico; Nunzia Coppedé, donna con disabilità motoria, presidentessa dell’associazione FISH Calabria e attivista per la difesa dei diritti delle persone disabili; infine Janine, sex worker che lavora in Olanda ed offre i suoi servizi anche a clienti con disabilità.
La scelta delle relatrici è stata speculare a quella del “taglio” che volevamo dare alla conferenza:ci è sembrato importante, infatti, affrontare l’argomento da differenti prospettive: una di inquadramento teorico, l’altra, una narrazione autobiografica, ed infine l’esperienza di una professionista del settore delle prestazioni sessuali a pagamento.
Elisa A.G. Arfini ha introdotto l’argomento, spiegandoci come sessualità, genere e disabilità siano costruzioni sociali, e come sia quindi necessario pensare all’accesso all’erotico come una parte irrinunciabile dell’inclusione sociale. Il tabù che circonda la sessualità delle persone disabili non è altro che il sintomo di questo tentivo di cancellazione, che andrebbe quindi contrastato con strumenti di lotta politica e di intervento culturale.
Nunzia Coppedè è una donna matura, non solo e non principalmente per l’età. Le sue parole trasudano di vita vissuta e traguardi conquistati con fatica: dopo quindici anni trascorsi all’interno di un’istituzione totale, il Cottolengo di Roma, riesce a liberarsi dall’annientamento della libertà e dell’identità, iniziando una nuova vita all’interno della Comunità di Capodarco, nelle Marche. Lì inizia il suo percorso di riscoperta di sé: inizia a vedersi non più solo come un essere pensante, ma anche come una donna dotata di un corpo capace di dare e donare piacere. Nunzia racconta la sua vita con semplicità e ci fa riflettere sull’utilità di imparare ad apprezzare le peculiarità del proprio corpo e di come non abbia significato parlare della “femminilità” e della “sessualità” in senso assoluto ma al contrario del diritto di essere donna, amante, madre in un modo unico, singolare e creativo.
L’intervento di Janine ci ha offerto la possibilità di approfondire come viene tutelato il diritto di accesso alla sessualità in Olanda, una nazione associata per senso comune a politiche emancipazioniste e all’avanguardia. In Olanda offrire prestazioni sessuali è legale e si può esercitare sia privatamente che come dipendenti di un’agenzia, che dev’essere in possesso di una licenza. Esistono agenzie particolari che vengono riconosciute come enti di natura medica e possono emettere una fattura, che serve al cliente per poter chiedere un rimborso all’amministrazione comunale. I dipendenti di queste agenzie sono chiamati assistenti sessuali. Nel Paese dei mulini a vento sembrerebbero non esserci barriere che ostacolino il libero accesso dei disabili al sesso. Eppure, l’intervento di Janine ci conferma che senza un intervento politico di ampio respiro, l’accesso alle prestazioni di per sè non basta a scalfire lo stigma e il tabù associato al binomio sessualità\disabilità. Oltre a ciò, non è così facile ricevere il rimborso: gli interessati devono presentarla direttamente presso l’apposito sportello e sottoporsi all’interrogatorio di un dipendente pubblico, mirato ad appurare l’effettiva impossibilità di procurarsi piacere in autonomia. Questo di fatto scoraggia molte persone a richiedere il sussidio, limitando potenzialmente anche la possibilità di accesso a questo tipo di servizi. Insomma, anche in Olanda fare sesso per un disabile non è una passeggiata!
Nel corso del dibattito, coordinato da Pia Covre e Adriana Belotti di desiderAbili, hanno preso parola molte persone direttamente interessate, confermando il bisogno – trasversale a uomini e donne, di diverse età e con diverse disabilità- di spazi di elaborazione di saperi e azioni intorno al tema. 
In generale, abbiamo trovato l’esperienza del Disability Pride Italia interessante e ricca di potenzialità. Purtroppo l’affluenza del “pubblico” non è stata quella che ci saremmo aspettate: il numero di persone che hanno partecipato, complici forse il periodo in cui l’evento ha avuto luogo – un fine settimana di luglio – e la location – i Cantieri Culturali alla Ziza, una zona piuttosto periferica -, non è mai stato troppo alto. Forse, lavorando alla pianificazione della prossima edizione, sarebbe utile tenere conto di questi elementi per cercare soluzioni sia logistiche sia legate alla scelta del periodo di realizzazione dell’iniziativa, che possano facilitare una risposta maggiore da parte dei cittadini.
Per ciò che concerne le tematiche, il focus sull’assistenza socio-sanitaria, nelle sue varie declinazioni, quest’anno ha occupato molto spazio. Sarebbe interessante esplorare quale sia lo stato dell’arte relativamente all’esercizio di altri diritti fondamentali, quali ad esempio il diritto al lavoro oppure approfondire la riflessione sulle diverse modalità di poter “costruire” la propria vita indipendente.
Rispetto al tema dell’assistenza sessuale, ci siamo chieste che impatto possa avere ai fini del raggiungimento di una maggior inclusione, “medicalizzare” una dimensione, quella sessuale, che è principalmente relazionale, sociale e politica. D’altro canto, abbiamo anche potuto riconoscere come l’apertura di un percorso sul tema in Italia, luogo in cui le politiche sulla disabilità sono ancora troppo spesso limitate da un’approccio medico\caritatevole, possa essere un primo importate passaggio di emancipazione.
Insomma, piuttosto che schiacciare il dibattito su posizioni binarie, vorremmo continuare ad esplorare il tema a partire dal nostro specifico posizionamento, e dai nostri bisogni. Lo faremo anche noi di desiderAbili con una serie di iniziative che stiamo progettando, e ci piacerebbe continuare a farlo anche nella cornice del Disability Pride, la cui prossima edizione è in fase di progettazione. Per rimanere aggiornate\i sugli sviluppi, iscrivetevi alla nostra mailing list!

Foto Alberto Bilardo