di Elisa A.G. Arfini

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Rassegna Italiana di Sociologia,  Anno LIV, n. 3, luglio-settembre 2013

 

Questa nota critica affronta il tema dell’alterità dal punto di vista dei disability studies. Si tratta quindi di vedere attraverso quali dispositivi discorsivi e in quali contesti interazionali l’alterità somatica si realizza nel sociale. Senza scadere in un uso meramente paradigmatico o metaforico dell’esperienza disabile, i disability studies si distiguono dallo studio sulla disabilità perché non sottoscrivono un percorso normalizzante finalizzato a trovare un rimedio alla disabilità o a restituire al corpo disabile un’integrità perduta. In questo quadro la disabilità non è più un problema individuale di alcuni soggetti, ma uno strumento che indaga gli standard normativi corporei, la costruzione del confine sociale tra abilità e disabilità, e le conseguenze in termini di accesso ai processi di soggettivazione che questo confine regola. Come volume introduttivo ma aggiornato si farà riferimento al testo di Dan Goodley (2010) che, sotto un paratesto pienamente didattico, introduce ma anche espande i concetti chiave, gli approcci e i metodi più accreditati nel campo. Una valida carrellata di ricerche prodotte a partire da questo posizionamento è stata raccolta da Goodley, Hughes e Davis (2011) in un volume che offre spunti sia interdisciplinari sia transnazionali sulle più recenti intersezioni tra disabilità e altre teorie sociali trasformative.

Questa visione “universalista” della disabilità è ben esemplificata nel saggio di apertura del volume di Lennard Davis: “People with Disability: They Are You”. In questa raccolta di saggi intitolata Bending over Backwards: Disability, Dismodernism, and Other Difficult Positions, Davis (che è anche curatore del più completo reader sui disability studies per Routledge) affronta una gran varietà di temi ma il filo rosso che lega i diversi saggi è proprio l’intenzione di mostrare come il funzionamento discorsivo delle norme sia fondamentalmente radicato nella costruzione della a\normalità corporea. L’argomentazione non è comunque esclusivamente teorica, ma anzi fa riferimento a interessanti casi e aspetti storico-sociali della cultura Euro-americana recente, dall’Americans with Disabilities Act all’economia globale, dall’omosessualità alla storia dell’eugenetica.

Il volume curato da Shelly Tremain (2005), i cui contributi mettono variamente a frutto l’eredità foucaultiana, inquadrano la disabilità nell’ambito di una concezione di potere discorsivo che si avvale di procedure normalizzanti ma anche di tecnologie messe a disposizione dei soggetti per il loro attivo governo del sé (ivi, 8-9). Non è possibile qui riassumere tutti i nessi ma basti ricordare che il punto centrale è quello della governamentalità, ovvero delle operazioni della razionalità amministrativa che operano sui processi demografici di nascita, malattia e morte ma anche sul benessere psicologico della popolazione.

Una concettualizzazione invece più dipendente dai riferimenti teorici (da Butler a Foucualt, da Kristeva a Merleu-Ponty) di questa riflessione sul ruolo strutturale del corpo disabile nei processi di creazione delle soggettività è offerta da Margrit Shildrick in Dangerous Discourses of Disability, Subjectivity and Sexuality. La tesi cardinale di questo testo è che la disabiltà mette in crisi i pilastri su cui si fonda la concezione di soggetto nelle società Occidentali contemporanee: autonomia, razionalità, indipendenza, controllo, etc. Questo testo inoltre consente di affrontare un’intersezione cruciale, ovvero quella tra disabilità e sessualità. In Shildrick, i due campi sono accostati in quanto entrambi portatori di potenziali instabilità da mitigare normativamente; da una prospettiva più strettamente sociologica, le due esperienze possono essere accostate in quanto entrambe naturalizzate, normalizzate, considerate il prodotto dei corpi e non l’esito di una orchestrazione sociale. La desessualizzazione del disabile – non pensabile come s\oggetto del desiderio, né tantomeno come pienamente sessuato (Uomo o Donna) – deriva direttamente dall’alterità somatica e dagli attributi destabilizzanti della soggettività che da essa discendono. Questo risultato di destabilizzazione esponenziale, assieme alla paura sociale che “i mostri generino altri mostri” e alla delegittimazione dei genitori disabili nel ruolo di cura, esclude i disabili dal meccanismo riproduttivo, dalla possibilità di riprodurre futuri cittadini sani e quindi anche dalla piena cittadinanza sessuale.

 

Lennard J. Davis, Bending over Backwards: Disability, Dismodernism, and Other Difficult Positions, New York, New York University Press, 2003

Margrit Shildrick, Dangerous Discourses of Disability, Subjectivity and Sexuality, New York, Palgrave Macmillan, 2009.

Shelley Tremain (a cura di) (2005), Foucault and the Government of Disability, Ann Arbor, University of Michigan Press.

Dan Goodley, Disability studies: an interdisciplinary introduction,  London, Sage, 2010.

Dan Goodley, Bill Hughes e Lennard J. Davis (a cura di), Disability and social theory: new developments and directions, New York, Palgrave Macmillan, 2011